Nonna permissiva o nonna amata: la scoperta su quale tipo di nonna i bambini ricordano con più affetto da adulti ti sorprenderà

Il legame tra nonni e nipoti rappresenta una delle relazioni più preziose nell’arco della vita, capace di arricchire profondamente lo sviluppo emotivo dei bambini. Eppure, dietro questo affetto così speciale si nasconde spesso una paura silenziosa che molte nonne conoscono bene: quella di dire “no” e rischiare di perdere la vicinanza con i piccoli o di creare attriti con i genitori. Questa dinamica, apparentemente innocua, può trasformarsi in un permissivismo che genera conseguenze importanti sull’educazione dei bambini e sull’equilibrio dell’intera famiglia.

Quando dire sempre sì diventa un problema

Dietro l’incapacità di stabilire limiti si nasconde un groviglio di emozioni profonde e legittime. La paura di essere percepite come “la nonna cattiva”, l’ansia di veder ridotte le occasioni di incontro con i nipoti, il timore di sembrare troppo severe agli occhi dei propri figli: sono sentimenti comprensibili ma potenzialmente dannosi.

Molte nonne interpretano il proprio ruolo esclusivamente come quello del porto sicuro dove tutto è concesso, creando involontariamente una frattura nella continuità educativa. Questa discontinuità, però, impedisce ai bambini di sviluppare quella sicurezza e capacità di autoregolazione di cui hanno bisogno per crescere equilibrati.

Cosa succede davvero quando mancano i confini

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, l’assenza di regole non rende i bambini più felici né più legati ai nonni. Al contrario, genera confusione cognitiva ed emotiva. I bambini hanno bisogno di coerenza per comprendere quali comportamenti siano accettabili e quali no, e quando sperimentano due sistemi di regole radicalmente diversi si creano diverse problematiche.

I bambini apprendono rapidamente a manipolare le situazioni, capendo perfettamente dove possono ottenere ciò che desiderano senza limiti. Nel frattempo, i genitori faticano a mantenere la propria autorevolezza perché il bambino confronta continuamente le due realtà, e si genera tensione intergenerazionale con i nonni percepiti come sabotatori dell’educazione familiare.

Il risultato è un bambino che sviluppa aspettative irrealistiche, faticando poi a gestirle nei contesti esterni come la scuola o le attività sportive, dove le regole sono inevitabili e i capricci non vengono assecondati.

I limiti sono una forma d’amore

La svolta fondamentale consiste nel comprendere che stabilire regole non significa amare meno, ma amare meglio. I confini rappresentano per i bambini una forma di protezione psicologica, un contenitore sicuro entro cui muoversi ed esplorare il mondo.

Una nonna che sa dire “no” quando necessario non diventa meno amata: al contrario, offre al nipote un modello di adulto affidabile e coerente, capace di gestire anche la frustrazione temporanea del bambino in nome del suo benessere a lungo termine. È questo tipo di presenza che i bambini ricorderanno con gratitudine una volta cresciuti.

Come ritrovare l’equilibrio senza perdere l’affetto

Il primo passo è il dialogo preventivo con i genitori. Prima che la situazione diventi conflittuale, è fondamentale che nonna e genitori si incontrino per concordare alcune regole base da mantenere coerenti. Non si tratta di replicare esattamente la routine domestica, ma di condividere i principi educativi fondamentali: orari dei pasti, tempo davanti agli schermi, modalità di gestione dei capricci.

Bastano poche regole, ma chiare. Non è necessario trasformare la casa dei nonni in un campo militare: tre o quattro regole essenziali, comunicate con chiarezza e mantenute con costanza, sono sufficienti. La semplicità aiuta sia l’adulto a essere coerente, sia il bambino a memorizzare e rispettare i limiti.

Una strategia efficace è la tecnica del “sì dopo”: anziché cedere immediatamente o negare in modo rigido, si può utilizzare la formula “sì, dopo che…”. Ad esempio: “Sì, guarderemo i cartoni dopo aver sistemato i giocattoli”. Questo approccio insegna al bambino che i suoi desideri sono legittimi, ma vanno inseriti in un contesto di responsabilità.

Affrontare le proprie paure

La vera sfida non sta tanto nella gestione del bambino, quanto nella gestione delle proprie paure. È importante che la nonna riconosca e nomini le emozioni che prova: “Ho paura che se dico no, mia figlia si arrabbierà e vedrò meno i nipoti”. Dare voce a queste paure, magari confrontandosi con altre nonne, permette di ridimensionarle.

Spesso queste ansie sono sovrastimate: i genitori, nella maggior parte dei casi, non desiderano allontanare i nonni dai nipoti, ma cercano semplicemente collaborazione educativa. Un dialogo autentico rivela frequentemente che i figli adulti apprezzano quando i nonni dimostrano autorevolezza, perché ciò alleggerisce il loro carico educativo anziché complicarlo.

Il valore della frustrazione

La psicologia dello sviluppo ci insegna che i bambini devono sperimentare piccole frustrazioni per sviluppare resilienza e capacità di autoregolazione. Un bambino che non riceve mai un rifiuto cresce con l’illusione di essere onnipotente, sviluppando difficoltà nell’affrontare le inevitabili delusioni della vita.

Quando i tuoi nipoti ti chiedono qualcosa di vietato dai genitori?
Cedo sempre per non deluderli
Dico no e spiego perché
Chiamo i genitori al telefono
Concedo ma chiedo il segreto
Dipende dalla richiesta

La nonna può diventare una preziosa alleata in questo processo di crescita, offrendo un contesto affettivamente caldo ma strutturato, dove il “no” viene pronunciato con amore e accompagnato da spiegazioni adeguate all’età del bambino. Questo non indebolisce il legame, ma lo rafforza costruendo rispetto reciproco.

Un nuovo modo di essere nonni

Essere nonni nell’epoca contemporanea richiede una ridefinizione consapevole del proprio ruolo. Non più figure marginali o esclusivamente dedite al vizio dei nipoti, ma adulti significativi che partecipano attivamente all’educazione, pur mantenendo quella specificità affettiva che li distingue dai genitori.

Questa trasformazione parte dall’accettazione che il vero rischio non è perdere l’affetto dei nipoti stabilendo qualche regola, ma perderlo costruendo una relazione superficiale, basata solo su concessioni materiali e permissivismo. I legami autentici si nutrono di presenza autentica, non di continue concessioni.

Il rapporto nonni-nipoti rappresenta una risorsa insostituibile quando si fonda su equilibrio, comunicazione con i genitori e coraggio di essere anche educatori, non solo dispensatori di affetto incondizionato. Solo così si costruisce quel ponte intergenerazionale solido che accompagnerà i bambini anche quando diventeranno adulti, con ricordi di nonni che hanno saputo amarli anche attraverso i confini, insegnando loro il valore del rispetto e della coerenza.

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