Quando i nipoti entrano nell’adolescenza, molti nonni sperimentano un senso di smarrimento che può trasformarsi in vera e propria sofferenza emotiva. Quel bambino che correva incontro con gli occhi pieni di gioia ora risponde a monosillabi, preferisce lo smartphone alla conversazione, e sembra vivere in un mondo parallelo e inaccessibile. Questa trasformazione, per quanto dolorosa, non rappresenta un fallimento della relazione, ma una fase evolutiva naturale che richiede una profonda riconfigurazione del legame intergenerazionale.
La rivoluzione silenziosa dell’adolescenza
L’adolescenza è un periodo di ristrutturazione neurologica e identitaria che gli studiosi dello sviluppo definiscono come “seconda individuazione”. Durante questa fase, il ragazzo deve necessariamente allontanarsi dalle figure di riferimento dell’infanzia per costruire un’identità autonoma. Questo processo non esclude selettivamente i nonni: coinvolge l’intero sistema familiare. La differenza è che i genitori mantengono una funzione normativa quotidiana, mentre i nonni rischiano di perdere il proprio ruolo se questo rimane ancorato alle modalità dell’infanzia.
Le ricerche condotte su programmi intergenerazionali dimostrano che il sostegno dei nonni è associato al benessere emotivo, anche quando la frequenza degli incontri diminuisce. Il problema non è l’assenza di affetto, ma l’incapacità di esprimerlo attraverso codici comunicativi che l’adolescente percepisce come infantilizzanti.
Oltre la nostalgia: riprogettare la relazione
Il primo passo per uscire dalla sofferenza dell’esclusione è abbandonare l’aspettativa che il nipote torni ad essere quello di prima. Non tornerà, perché sta diventando qualcun altro. Questa consapevolezza, lungi dall’essere rinunciataria, apre spazi relazionali completamente nuovi.
Diventare risorsa senza essere invadenti
Gli adolescenti hanno bisogno di adulti significativi che non giudichino, non controllino e non riferiscano tutto ai genitori. I nonni possono occupare questo spazio prezioso, trasformandosi da custodi dell’infanzia a confidenti discreti dell’adolescenza. Questo richiede un cambiamento radicale: passare dal fare domande dirette all’offrire disponibilità indiretta. Non più “Come va a scuola?” ma piuttosto “Se mai ti servisse parlare di qualcosa, io ci sono”.
Condividere competenze, non consigli
Uno degli errori più comuni è continuare a porsi come dispensatori di saggezza. L’adolescente percepisce qualsiasi consiglio non richiesto come un’intrusione. Funziona invece condividere competenze concrete: insegnare a cucinare un piatto particolare, trasmettere un’abilità manuale, raccontare episodi storici vissuti in prima persona. I programmi intergenerazionali dimostrano che gli adolescenti sono ricettivi verso interazioni che promuovono crescita e sviluppo reciproco, percependole come opportunità autentiche.
Il potere della presenza fisica non performativa
Un concetto rivoluzionario per molti nonni è quello di “stare senza fare”. Gli adolescenti apprezzano la compagnia silenziosa: guardare insieme una serie TV, stare nello stesso spazio mentre ognuno fa le proprie cose, fare un viaggio in auto senza necessariamente conversare. Questa modalità relazionale, che può sembrare vuota a chi è abituato all’interazione diretta tipica dell’infanzia, crea invece un contenitore sicuro dove l’adolescente può scegliere se e quando aprirsi.
Riconoscere i segnali nascosti di affetto
Gli adolescenti raramente esprimono affetto in modo esplicito, ma inviano segnali che è importante imparare a decodificare. Accettano di venire a pranzo anche se sembrano annoiati, mostrano brevemente qualcosa sul telefono anche solo per pochi secondi, chiedono informazioni apparentemente banali che in realtà testano la disponibilità, ricordano dettagli di conversazioni precedenti. Questi micro-segnali indicano che il legame c’è, semplicemente si esprime attraverso un linguaggio diverso. L’errore è pretendere manifestazioni affettive secondo il proprio codice emotivo.

La trappola del confronto e del senso di inutilità
Molti nonni sviluppano la convinzione di essere diventati inutili perché confrontano il presente con il passato, quando la loro funzione pratica era evidente: andare a prendere i bambini a scuola, preparare la merenda, giocare insieme. Gli studi evidenziano come questa percezione di inutilità possa derivare dalla riduzione delle interazioni dirette, ma le relazioni mantengono un valore emotivo e psicologico significativo.
La verità è che l’utilità ha cambiato forma. Un adolescente ha bisogno di adulti che rappresentino alternative esistenziali rispetto ai genitori, testimoni di come si possa invecchiare mantenendo curiosità e vitalità. Questo ruolo di modello di invecchiamento attivo è profondamente formativo, anche se i risultati non sono immediatamente visibili.
Strategie concrete per riavvicinarsi
Entrare nel loro mondo senza giudicare
Chiedere genuinamente di spiegare una passione, un videogioco, un artista musicale. Non per fingere interesse, ma per comprendere davvero cosa li appassiona. Gli studi sulla comunicazione intergenerazionale mostrano che gli adolescenti si aprono quando percepiscono curiosità autentica, non interrogatori mascherati.
Creare occasioni strutturate ma flessibili
Proporre attività specifiche funziona meglio di inviti generici. Un’uscita mensile per colazione fuori, la visione di un film al cinema, una commissione particolare. L’importante è non caricare queste occasioni di aspettative emotive eccessive.
Comunicare attraverso canali alternativi
Se il dialogo faccia a faccia si è interrotto, provare messaggi scritti brevi e leggeri, condivisione di articoli o video interessanti senza commenti pressanti, piccoli pensieri inaspettati. La comunicazione asincrona spesso funziona meglio con gli adolescenti perché non richiede risposta immediata.
Prendersi cura di sé per prendersi cura della relazione
Il dolore dell’esclusione può trasformarsi in risentimento o depressione se non viene elaborato. I nonni devono coltivare una vita ricca di interessi propri, non dipendere emotivamente dai nipoti per il proprio benessere psicologico. Paradossalmente, i nonni più autonomi e realizzati sono quelli che gli adolescenti cercano spontaneamente, perché rappresentano vitalità anziché bisogno.
La relazione tra nonni e nipoti adolescenti non è finita, si è semplicemente trasformata in qualcosa di più complesso e potenzialmente più profondo. Richiede pazienza, umiltà e la capacità di amare senza pretendere gratificazioni immediate. Le ricerche confermano che una relazione positiva con i nonni è associata a comportamenti prosociali e benessere psicologico reciproco. Quando un nipote adulto racconta di quanto sia stato importante avere un nonno che “c’era sempre, anche quando io non me ne accorgevo”, il cerchio si chiude. Ma per arrivare a quel momento, bisogna attraversare il deserto dell’adolescenza con fiducia e speranza.
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