Compri carote senza guardare questo dettaglio? Ecco cosa rischi davvero ogni volta che vai a fare la spesa

Quando riempiamo il carrello della spesa, raramente ci soffermiamo su un ortaggio apparentemente semplice come la carota. Eppure, dietro quell’involucro di plastica o quel fascio legato con un elastico si nasconde un’informazione che dovrebbe interessarci profondamente: da dove arrivano esattamente questi ortaggi? La risposta non è sempre facile da trovare, anche se per legge l’origine dei prodotti ortofrutticoli freschi deve essere indicata in etichetta come Paese di origine o, almeno, come “UE”, “extra-UE” o “UE/non UE”. Questa informazione è essenziale per chi desidera fare acquisti consapevoli.

Il labirinto delle etichette sulle carote fresche

Passeggiando tra gli scaffali del reparto ortofrutta, potreste notare che le carote presentano etichettature molto variabili. Alcune confezioni riportano indicazioni geografiche precise come “Origine: Italia”, altre si limitano a diciture come “Origine: UE” o “Origine: extra-UE”, formule espressamente previste dalla normativa quando il prodotto proviene da più Paesi.

In alcuni punti vendita, soprattutto in presenza di prodotti sfusi, può capitare che l’indicazione di origine sia presente solo sul cartello del reparto e non risulti evidente al consumatore, con il rischio di una informazione poco chiara o di errori espositivi. La normativa europea prevede in modo esplicito l’obbligo di indicare il Paese di origine dei prodotti ortofrutticoli freschi, compresa la carota, ma consente indicazioni aggregate che riducono il livello di dettaglio sull’esatta provenienza. Il risultato è che, pur entro un quadro legale, per il consumatore può essere difficile distinguere una carota coltivata in un’area vicina da una che ha percorso lunghi tragitti.

Perché la provenienza geografica fa la differenza

Standard fitosanitari: non tutti i paesi sono uguali

Pensare che tutte le carote siano identiche indipendentemente dalla loro origine ignora differenze reali nei quadri normativi. Nell’Unione Europea l’autorizzazione e l’uso dei prodotti fitosanitari sono regolati da norme stringenti che vietano molte sostanze considerate pericolose e fissano livelli massimi di residui di pesticidi nei prodotti vegetali.

In diversi Paesi extra-UE sono tuttora in uso principi attivi vietati in Europa, oppure limiti massimi di residui più elevati rispetto a quelli europei. Numerosi rapporti dell’EFSA e dell’OMS sottolineano come l’armonizzazione globale dei limiti di residui sia ancora incompleta e permangano differenze tra regioni. Le carote provenienti da coltivazioni soggette a normative meno restrittive potrebbero quindi presentare un profilo di residui di pesticidi diverso da quello dei prodotti coltivati secondo gli standard UE, pur rimanendo nei limiti legali del Paese esportatore. Un’etichettatura di origine chiara consente al consumatore di tenere conto di queste differenze normative nelle proprie scelte.

Freschezza: il fattore tempo nelle vostre mani

La distanza percorsa da un ortaggio influisce sul tempo tra raccolta e consumo e, di conseguenza, su alcune sue caratteristiche organolettiche e nutrizionali. Studi sulla shelf-life delle verdure mostrano che la conservazione prolungata e la refrigerazione determinano nel tempo una riduzione di alcune vitamine sensibili, come la vitamina C, e modifiche della texture.

Per molte specie vegetali vale il principio “più breve è la catena tra campo e tavola, minori sono le perdite di alcuni nutrienti e migliore è in genere la croccantezza”, purché siano rispettate corrette condizioni di conservazione lungo tutta la filiera. Le carote prodotte in ambito locale o nazionale possono raggiungere gli scaffali in tempi più brevi rispetto a prodotti importati da lunghe distanze, e questo può contribuire a preservarne alcune proprietà sensoriali e nutrizionali. Senza un’indicazione di origine sufficientemente precisa, diventa più difficile per il consumatore usare anche questo criterio nella scelta.

L’impatto ambientale invisibile sul vostro scontrino

Ogni chilometro percorso da un prodotto alimentare si traduce in emissioni di gas serra legate ai trasporti. Analisi di ciclo di vita sui prodotti ortofrutticoli mostrano che, a parità di tecnica di coltivazione, l’aumento della distanza e l’uso di modalità di trasporto più energivore incrementano l’impronta di carbonio del prodotto finito.

Per gli ortaggi relativamente poco deperibili come le carote, il trasporto avviene normalmente via camion o nave refrigerata, con emissioni per chilogrammo inferiori al trasporto aereo ma comunque non trascurabili se le distanze sono molto grandi. Scegliere prodotti coltivati più vicino al luogo di consumo può ridurre la quota di emissioni imputabile alla fase di distribuzione, anche se l’impatto complessivo dipende anche da come sono stati coltivati: uso di fertilizzanti, irrigazione, resa per ettaro. Per poter orientare gli acquisti verso filiere a minore impronta di trasporto, è però necessario disporre almeno di un’indicazione chiara del Paese di origine.

Come difendersi: strategie pratiche al supermercato

Sulle confezioni di carote o sui cartelli del reparto devono essere riportati, tra l’altro, la denominazione del prodotto e il Paese di origine o, quando ammesso, indicazioni come “Origine: UE/extra-UE”. Codici alfanumerici possono indicare lo stabilimento di confezionamento o il centro di imballaggio, ma non sempre forniscono da soli l’informazione sull’origine agricola; per questa, l’elemento di riferimento resta la dicitura “Origine”.

Alcuni punti vendita e produttori adottano su base volontaria sistemi più dettagliati di tracciabilità, per esempio indicando la regione, l’azienda agricola o integrando QR code che rimandano a informazioni aggiuntive sulla filiera. La normativa UE incoraggia la tracciabilità lungo tutta la catena, anche oltre i requisiti minimi di etichettatura visibile al consumatore. Orientare i propri acquisti verso prodotti e marchi che forniscono informazioni più complete può contribuire a premiare economicamente gli operatori più trasparenti e a stimolare una maggiore diffusione di queste pratiche.

Chiedere informazioni al personale del reparto ortofrutta o al responsabile del punto vendita sulla provenienza degli ortaggi rientra nei diritti del consumatore, che ha titolo a ricevere informazioni corrette, chiare e non fuorvianti. Le richieste ricorrenti dei clienti su origine, modalità di produzione e tracciabilità sono uno dei motivi per cui molte catene distributive hanno introdotto politiche di assortimento più orientate a prodotti locali o con indicazioni di origine più evidenti.

Il potere delle vostre scelte quotidiane

Ogni euro speso rappresenta un sostegno a specifiche scelte di produzione e distribuzione. La letteratura economica sui mercati alimentari mostra che la domanda di prodotti con maggiore trasparenza può influenzare le strategie delle imprese e l’offerta disponibile. Richiedendo e privilegiando prodotti con indicazioni geografiche chiare, i consumatori contribuiscono a premiare filiere più trasparenti e, spesso, a sostenere le economie agricole locali, con possibili effetti positivi su reddito degli agricoltori e sviluppo rurale.

La vostra salute, il rispetto per l’ambiente e il sostegno alle economie locali passano anche attraverso gesti apparentemente banali come la scelta delle carote. Pretendere etichette complete, veritiere e comprensibili è parte dei diritti riconosciuti ai consumatori dal diritto europeo sui prodotti alimentari. Trasformare un acquisto quotidiano in un atto di cittadinanza informata significa usare in modo consapevole queste informazioni, premiando le filiere che investono in qualità, tracciabilità e sostenibilità.

Quando compri carote controlli da dove arrivano?
Sempre cerco origine Italia
Solo se ben visibile
Mi fido della UE generica
Non ci faccio caso mai
Prendo quelle in offerta

Lascia un commento